Io, Lucia ... e la filosofia
Ho conosciuto la Filosofia, per la prima volta, al Liceo Scientifico e subito l'ho amata grazie alla passione e al trasporto della Prof. che me la insegnava.
Dopo la maturità, mi sono iscritta alla Facoltà di Lettere e Filosofia (Università degli Studi di Perugia) e mi sono laureata in filosofia il 28/06/1996 con il massimo dei voti. Il titolo della tesi: "Interiorità e Amore: la presenza di Sant'Agostino in Romano Guardini".
Ho fatto della preparazione universitaria non una professione, bensì uno stile di vita. Ho assorbito, digerito, interiorizzato, rimuginato tutto quello che si presentava ai miei occhi, affamati di sapere e mai sazi di leggere.
E così, oggi, posso semplicemente testimoniare che le "gocce di filosofia" possono annoiare, sì è vero, far dormire e annullare l'Io, ma anche far vibrare l'Anima al ritmo di un tango argentino, bruciare sulla pelle come se riarsa dal sole, possono rilassare come benefico olio profumato e ammaliare come il più magico degli incantesimi.
Io ne sono affascinata, innamorata, è aria che respiro e vita che vivo ogni istante, intensamente, qui ed ora.
Ebbene dopo lunghi mesi di lavoro per la composizione e revisione delle novantaquattro schede stesura che compongono il GRAS un Grazie sotto squilli di tromba giunge dalla Redazione a tutti coloro che hanno collaborato al Grande Romanzo SIC, da chi ha inviato un solo aneddoto o scritto una sola scheda personaggio a chi ha condiviso con la Redazione l'intero percorso accollandosi dozzine di schede, fino ai Direttori Artistici e di Revisione, con l’annuncio “Questo libro è anche tuo, ed è prossimo alla fine”.
I fondatori e direttori di produzione Santoni&Magini si sono così ritirati in un eremo collinare per fondere queste novantaquattro schede stesura, figlie delle precedenti schede trattamento, personaggio e luogo, e degli aneddoti raccolti, nella bozza di un grande romanzo storico.
DOMANDA: Cosa è successo in questa settimana di sangue e delirio?
RISPOSTA: Innanzitutto – precisano i Fondatori V. Santoni e G. Magini - vale la pena dire che i ritiri sono stati già due, e ce ne sarà un terzo a settembre. Facendo un riassunto sommario dell’operato, abbiamo letto (molte volte) tutte le schede, sia nell’ordine in cui staranno nel romanzo, sia per singoli protagonisti; abbiamo letto le schede di revisione e valutazione inviate dai Direttori di Revisione e le abbiamo confrontate con le nostre; abbiamo stilato rappresentazioni grafiche delle varie parti del romanzo così da realizzare dove vi fossero momenti di calo della tensione narrativa o della qualità della scrittura; siamo intervenuti sulle schede meno coerenti correggendo, reintegrando e modificando secondo quanto stabilito nel soggetto e nel trattamento; abbiamo tagliato parti o comprimari inutili e ripescato dalle schede individuali degli scrittori spunti invece validi; abbiamo ampliato uno snodo cruciale e preso decisioni riguardo la lingua e lo spirito del romanzo; abbiamo controllato la plausibilità storica e geografica di un centinaio di situazioni; abbiamo riorganizzato i capitoli e la narrazione secondo la cronologia stabilita; abbiamo provato varie possibilità di montaggio delle tre vicende (il GRAS è articolato in tre storie intersecate tra loro); abbiamo consumato innumerevoli pacchi di caffè e più di una bottiglia di Chianti”.
[Le 94 schede stesura citate sono consultabili qui http://www.scritturacollettiva.org/gruppo/1205/schede?filter0=97]
DOMANDA: Quando vedrà la luce la versione definitiva del Romanzo Storico? Quali i prossimi appuntamenti di lavoro?
“Considerando il lavoro ancora da fare, la revisione da parte dei lettori interni e l’applicazione delle correzioni suggerite da detti lettori, calcoliamo di avere una versione leggibile dagli editori per l’inizio di novembre”.
DOMANDA: Nuovi Wu Ming si affacciano sul panorama editoriale?
“Intendi 100 nuovi Wu Ming? Parlando seriamente, credo che il progetto sia per la sua stessa natura qualcosa di molto diverso dai lavori del collettivo bolognese. Se l’accostamento invece riguarda la qualità del romanzo e magari il successo, posso dirti solo: “speriamo!”
Per maggiori dettagli sul rapporto SIC-WM , riportiamo quanto scritto in un’intervista di qualche mese fa:
“Il progetto SIC nasce nel 2007 proprio dalla percezione che la scrittura collettiva fosse carente a livello metodologico. La scrittura collettiva "classica" (quella, per intendersi, a staffetta, in cui ognuno scrive una parte e poi eventualmente si edita tutti insieme) aveva a nostro avviso limiti strutturali evidenti, primi tra tutti la scarsa omogeneità stilistica e il fatto che la sua forza può essere al massimo pari alla forza dell'elemento più debole del collettivo; limiti questi, sormontabili solo laddove il collettivo che la applica è composto, come nel caso dei Wu Ming, da persone che si conoscono e condividono idee e intenti.
Da questa consapevolezza, e dalla volontà di dare un ordine metodologico a una pratica finora sempre svolta a livello artigianale (come constatato dalle nostre interviste agli stessi WM e ai Kai Zen del 2007 - http://www.scritturacollettiva.org/blog/interviste-wu-ming-kai-zen), nacque il metodo SIC, prima, e il progetto SIC poi.
Vale anche la pena ricordare che il progetto SIC non nasce sulla falsariga di Wu Ming. In effetti, nonostante le ovvie affinità, il comune sentire e il fatto che oggi ci lega ai Wu Ming un rapporto di stima e amicizia, nel 2007, anno della creazione del progetto, dei due fondatori (Gregorio Magini e Vanni Santoni) soltanto uno aveva letto, molti anni prima, un libro (e uno solo) del collettivo bolognese. Non eravamo, per capirci, "fan" (lo siamo diventati dopo, ma questa è un'altra storia!): le origini della SIC sono piuttosto da ricercarsi nel mondo dei giochi di ruolo (lato Santoni) e in quello dell'open source e dei wiki (lato Magini) e della consapevolezza che tali universi fossero forme di narrazione collettiva, cosa che ci interessava essendo in primis scrittori "individuali". I Wu Ming possono piuttosto essere considerati nostri "padrini morali" in quanto la loro carriera stava lì a dimostrare che era possibile scrivere opere letterarie collettive che fossero anche buone opere, e ci ha dato quindi la forza di prendere sul serio la cosa, e farne un impegno quotidiano”.
Anche in tempo di vacanza i Fondatori e Direttori di Produzione non riposano! Vi ringrazio per questo interessante aggiornamento sullo stato avanzamento dei lavori per il Lettori di LIB(E)RO.
A risentirci ad opera compiuta e chissà quale sarà il Titolo di questo Grande Romanzo Aperto secondo il metodo della Scrittura Industriale Collettiva…
LuciaCucciolotti 10/08/2010
Un saluto alla Redazione e per le presentazioni iniziali Vi invito a raccontare ai nostri Lettori CHI si nasconde dietro tale titolo…
Salve! Dietro al titolo "Redazione" ci sono i due scrittori che hanno ideato il metodo, Vanni Santoni e Gregorio Magini, 31 e 29 anni rispettivamente.
Come e quando nasce il metodo SIC?
Io e Gregorio ci siamo conosciuti tra le pagine della rivista letteraria «Mostro», di cui lui era uno dei fondatori. Il progetto SIC nasce nel novembre del 2006 (e si concretizza nell'aprile 2007): alla chiusura della rivista, essendo per noi l'esperienza letteraria anche questione di socialità - basti pensare alle infinite riunioni in cui ci trovavamo a leggere i rispettivi racconti – sentivamo così il bisogno di fare qualcosa insieme. L'idea di un progetto di scrittura collettiva nacque dall'incrocio di due nostre passioni esterne alla letteratura ma fortemente connotate nella direzione della produzione collettiva di contenuto, il gioco di ruolo per me e l'open source per Gregorio. L'idea alla base della SIC è rompere con la scrittura collettiva "a staffetta" (quella in cui, per capirci, ognuno scrive un pezzetto) e fornire un metodo di scrittura collettiva che fosse un vero processo collettivo, efficiente e utilizzabile da tutti. I principi base della SIC sono la divisione del lavoro (su cui spicca l'assoluta distinzione tra chi scrive - scrittori - e chi compone - direttori artistici -) e la scomposizione della narrazione nei suoi elementi (tramite schede personaggio, luogo, situazione, etc.) che solo successivamente vengono ricomposti.
Dopo alcune riunioni mirate, uscimmo con una prima bozza di metodo e tre obiettivi dichiarati:
- Far diventare la scrittura collettiva dei piccoli gruppi una prassi letteraria.
- Scrivere un grande romanzo aperto, un romanzo collettivo da centinaia di utenti, che sia innanzitutto un buon libro.
- Dare vita a una rete di lettori e scrittori attenti all'innovazione e sensibili al tema della condivisione del sapere.
La conseguente produzione letteraria secondo tale metodo in cosa consiste?
Finora oltre al GRAS (Grande Romanzo Aperto SIC) attualmente in lavorazione, il metodo SIC ha prodotto quattro racconti (Il Principe, Un viaggio d'affari, Notturni per ipermercato e Il sopralluogo) e un romanzo breve (Alba di piombo), tutti scaricabili gratuitamente da http://www.scritturacollettiva.org/biblioteca/pubblicati
Un bel giorno, verso la fine di febbraio 2009, ero in giro per il web e accolsi l’invito a partecipare alla stesura di un “Romanzo a cento mani”: la prima impressione che ne ebbi fu quella di trovarmi dinanzi ad un’ Opera Grandiosa da Voi ideata. Rispetto alla iniziale previsione di lavoro – dopo un anno - cosa è cambiato o come si evoluta la Vs. iniziativa?
Stiamo rispettando la tabella di marcia. Com'è ovvio, i tempi si sono estesi di qualche mese, ma noi stessi siamo sorpresi di quanto agilmente il progetto stia andando avanti. La base metodologica, narrativa e storica (si tratta infatti di un romanzo storico ambientato durante l'occupazione tedesca in Italia) su cui si regge il libro è solida e i lavori procedono senza intoppi.
Crediamo che le ragioni principali di tutto questo siano il lungo periodo di rodaggio - due anni per cinque opere - che ha avuto il metodo, l’ottimo livello medio degli scrittori che hanno aderito al progetto e la fortuna di aver trovato, grazie ai precedenti racconti SIC, due uomini d’acciaio come Stefano Bonchi e Stefano Pizzutelli, in grado di affiancarci nell’oneroso lavoro di direzione e composizione.
In una email del 27/02/2009 inviata dalla Redazione agli Scrittori leggiamo: “Siamo felici di annunciare ufficialmente l'inizio dei lavori del grande romanzo aperto SIC. Un romanzo a più di 100 mani (306, al momento), che sia anche un buon libro: l'impresa è di quelle mai tentate prima, ma abbiamo dalla nostra un metodo di scrittura collettiva ben rodato, che ha già prodotto quattro racconti e un romanzo breve, e 153 cervelli, cuori, culture. Siamo quindi certi che con l'impegno e la dedizione di tutti riusciremo a portare a termine con successo l'impresa”. Ad oggi, circa dopo un intenso anno di lavoro, le Vs. previsioni sono realizzate?
Senz'altro. Essendo a un terzo della stesura, e a – stimiamo – tre quarti del lavoro complessivo, possiamo dirci certi che l'esperimento sia stato un successo, almeno a livello metodologico e formale; la collettività ha portato quello che ci aspettavamo: la molteplicità di punti di vista, culture e sensibilità necessaria per lavorare con un periodo storico così complesso. Per vedere se è stato un successo anche a livello letterario occorrerà aspettare la fine del romanzo.
Quali sono i pro e i contro di un evento di tale portata? Come riuscite ad unificare più di cento mani, cervelli, stili di scrittura, modi diversi di interpretare in un unico risultato?
Il "pro" cruciale è senz'altro la molteplicità dello sguardo: la narrazione assume un carattere multidimensionale e un notevole livello di dettaglio in modo quasi automatico, con molto meno sforzo rispetto alla scrittura individuale: questo perché col metodo SIC ogni volta, ad ogni personaggio, luogo, situazione, i direttori artistici hanno a disposizione svariate "versioni" della stessa cosa e scelgono sempre la migliore. Un altro vantaggio è l'ottimizzazione di ciascuno: poniamo che uno scrittore non sia in vena e consegni una brutta scheda individuale... In una narrazione individuale - ma anche in una narrazione collettiva a "staffetta" - quello sarebbe semplicemente un brutto momento del libro; il metodo SIC permette di "salvare" le idee o i passaggi buoni (ce ne sono quasi sempre) in composizione, inserendoli nella scheda definitiva anche se magari sono l'unica cosa "scelta" di quella individuale.
Per quanto riguarda l'unificazione, il segreto sta, più che nel buonsenso e nell'abilità dei DA, nel metodo stesso. Il passaggio chiave in questo senso è il momento in cui gli scrittori ricevono indietro le schede definitive e, rileggendole, abbandonano la visione personale - ad esempio, di un certo personaggio - in favore di quella condivisa. Questo processo avviene continuamente, per tutti gli elementi della narrazione, e il risultato è che pian piano che si va avanti le schede di tutti gli scrittori da vettori che schizzano un po' in tutte le direzioni si allineano in una direzione comune, che paradossalmente è definita da loro stessi. Nel Grande Romanzo Aperto, che per la lunghezza e il numero enorme di scrittori era più esposto a questo rischio, abbiamo aggiunto una ulteriore fase, quella trattamento, in cui gli scrittori hanno ampliato e approfondito il soggetto originario, diventando così ancora più consapevoli del lavoro collettivo e della direzione della narrazione.
Per chi volesse approfondire la questione metodologica, consigliamo la lettura del nostro "manuale", qui: http://www.scritturacollettiva.org/documentazione/manuale-di-scrittura-industriale-collettiva
In una email la Redazione spiegava così le fasi del lavoro agli Scrittori: “Il lavoro sarà diviso in quattro macrofasi: schede (le classiche schede SIC: personaggi, locazioni, etc.), sceneggiatura (novità GRAS: si tratta di un momento preliminare di definizione specifica degli eventi – tramite schede – volto a far sì che si possa lavorare alla stesura vera e propria in ordine non necessariamente cronologico); stesura (ovvero le buone vecchie schede situazione) e infine postproduzione (montaggio, editing, etc.). Speriamo che tutti voi sarete con noi fino al momento in cui scriveremo la parola FINE”: ci spiegate meglio la fase di NOVITÀ della sceneggiatura e quale importanza riveste nell’ordine generale dei lavori?
La fase sceneggiatura - poi ribattezzata "fase trattamento" per maggiore precisione - è la principale innovazione al metodo SIC introdotta nel GRAS e si è rivelata non meno che fondamentale. In buona sostanza, dopo aver sviluppato personaggi e luoghi sopra la prima versione del soggetto, agli scrittori era chiesto di arricchire il soggetto stesso con snodi narrativi, suggerimenti su come approcciare i vari momenti della vicenda ed elementi chiave presi dalle schede definitive pubblicate fino a quel momento. Lo scopo era duplice: rendere il soggetto pronto – ovvero dettagliato a sufficienza – per una stesura ampia, e far "ripassare" l'intera vicenda agli scrittori e ai direttori artistici, che si sono così approcciati alla scrittura vera e propria con un'idea piuttosto chiara dei molteplici eventi previsti dal romanzo.
La prima fase (febbraio-aprile 2009) è stata quella di raccogliere aneddoti , storie e documentazione sul periodo 1943-'45, materiali dai quali scaturirà il soggetto: quali interessanti testimonianze sono pervenute alla Redazione?
Abbiamo ricevuto oltre 200 pagine di aneddoti e documenti di ogni genere, con un'ampia distribuzione geografica, al punto di coprire l'intero territorio italiano, tutti ricchissimi di personaggi e di storie valide. Ovviamente partigiani, fascisti, tedeschi e americani facevano la parte del leone ma c'era di tutto, specialmente a livello umano: francesi, inglesi, marocchini, indiani, anarchici, monarchici, preti, massoni, anziani, bambini, disabili, ragazze in fiore, energumeni... C'è stato soltanto l'imbarazzo della scelta: basti pensare che ogni evento descritto nel soggetto – e quindi ogni vicenda vissuta dai protagonisti del romanzo – viene direttamente da uno o più degli aneddoti ricevuti.
Dopo l’ ”invio delle storie di guerra” si è passati – sulla base di un soggetto proposto – alla produzione di schede da parte degli scrittori sulla ideazione dei personaggi ( 3 maggiori Matteo Curti, Adele Curti, Aldo Giavazzi e 21 personaggi minori) e dei luoghi (se ne contano 34) dove si svolge la storia. La fase successiva a quella di sceneggiatura e trattamento è la fase di stesura, alla quale gli Scrittori e i Direttori Artistici stanno lavorando dal Novembre scorso. Ad oggi quanti scrittori si sono persi?
Non parlerei di perdita. Il GRAS è fin dalle sue premesse opera modulare, e rientra nella normalità dei lavori che alcuni scrittori partecipino ad ogni fase, altri solo ad alcune e altri ancora a quelle iniziali per poi rientrare in quelle finali. C’è anche una valorosa scrittrice che è entrata a lavori in corso, studiandosi tutti i materiali prodotti fino a quel momento. Al momento sulla fase stesura sono al lavoro quaranta scrittori e quattro direttori artistici; la totalità degli autori ammonta a cento, come da progetto.
In totale oltre agli Scrittori quante persone ruotano intorno al GRAS. Chi sono e che ruoli hanno?
Oltre agli scrittori il GRAS ha quattro direttori artistici (noi due e i due sopracitati scrittori SIC "veterani") e quattro direttori di revisione (che sono anche scrittori); in corso d'opera alcuni direttori di revisione verranno promossi a direttori artistici.
Ogni singolo Scrittore riceve aggiornamenti sul materiale di nuova produzione da parte dei DA in email e inoltre invia sempre in formato elettronico le schede da compilare che ha prescelto secondo un calendario stabilito. Come si svolge invece il lavoro dietro le quinte della Redazione e dei Direttori Artistici?
L'organizzazione è rigorosa ma lineare: abbiamo scelto di usare come strumento principe la e-mail, il più primordiale degli strumenti web, sia per una questione di accessibilità al progetto che per semplicità di archiviazione e gestione dei materiali. Via via che gli scrittori inviano le schede, ricevono risposta individualmente e le schede individuali vengono archiviate; quando una data scheda è "piena", ovvero tutti gli scrittori che ci lavorano hanno inviato la propria versione, queste vengono girate al DA deputato, che compone e poi reinvia agli altri DA per una revisione. A quel punto le schede definitive vengono inviate in mail a tutti gli scrittori e pubblicate sul sito. Dopo che le schede sono state pubblicate i direttori di revisione si occupano di rivederle ulteriormente e segnalare eventuali refusi o incongruenze.
Nelle prime fasi le schede più importanti sono state composte da me (Vanni Santoni) e Gregorio Magini, ma dall’ultima fase anche gli altri due DA, Bonchi e Pizzutelli, hanno accumulato sufficiente esperienza per svolgere il nostro stesso lavoro.
Quale sarà il titolo di questa Grande Avventura?
Lo decideranno collettivamente gli scrittori e i direttori artistici ad opera finita.
Quando è prevista la pubblicazione del romanzo? Potete anticiparci informazioni relative alle case editrici?
La tabella di marcia prevede la fine della stesura entro giugno 2010. Questo significa che tra ricomposizione e editing si andrà certamente a settembre; è quindi prematuro parlare di editori.
Quale eco ha lanciato questa Vs. iniziativa sullo scenario degli Scrittori, Studiosi, Editori…
Il lancio del romanzo ha avuto una buona eco mediatica per un progetto totalmente indipendente, con un passaggio su Fahrenheit (Radio3), vari articoli sui giornali e molte menzioni sui blog di settore; molti scrittori seguono gli sviluppi dei lavori su Facebook, su Twitter e sul sito. Anche da parte del mondo accademico abbiamo incontrato un notevole interesse, in questo anno abbiamo avuto l’onore di tenere conferenze e interventi in diverse università, così come seminari e laboratori; esistono inoltre già varie tesi di laurea e di dottorato che analizzano o citano la SIC. Per gli editori, vedremo quando il romanzo sarà finito.
Lasciate una traccia ai Lettori di LiberoLibro di Voi e indicazioni dove poter iniziare a leggere qualche stralcio del Grande Romanzo Aperto secondo il metodo SIC
I nostri blog da scrittori "individuali" sono rispettivamente http://sarmizegetusa.wordpress.com/ (V.S.) e http://www.infinipedia.net/ (G.M.). Tutte le schede definitive composte finora sono consultabili a questo indirizzo: http://www.scritturacollettiva.org/gruppo/1205/schede
Al lettore occasionale consiglieremmo di cominciare dalle schede Stesura (a fondo pagina) che sono le più narrative, ma alcuni lettori che seguono il progetto ci hanno fatto notare che molte schede personaggio sono gustose da leggere anche fuor di contesto.
A cura di LuciaCucciolotti
postato su www.liberolibro.it il 12 febbraio 2010
UN VIAGGIO NEL MONDO DI PAOLO GRUGNI
Intervista a Paolo Grugni
v Paolo, in attesa del nuovo romanzo ITALIAN SHARIA - edito da PERDISA POP, la cui uscita è prevista per il 3 febbraio, raccontaci come nasce Paolo Grugni scrittore
v Nasce nel 2002 dopo anni in cui pensavo di dover e voler scrivere un romanzo, ma non credevo di essere in grado. Poi mi sono chiuso in casa un anno e ho realizzato “Let it be”. Ma tutto è scaturito dall’urgenza di raccontare la società italiana e i suoi gravi, probabilmente incurabili, mali.
v Nella tua veste di portavoce dei mali incurabili della società, oltre la denuncia degli stessi, quali rimedi possibili suggerisci?
v Non ci sono rimedi per i mali del mondo, inutile illudersi. Posso però dire come mi ci oppongo io: scrivendo e denunciando. Ma anche leggendo quelli che come me lo fanno.
v Quindi Let it be è il tuo primo lavoro e molto apprezzato dal pubblico visto le ripetute ristampe: nel 2004 la prima uscita con Mondadori, nel 2007 con Alacran e nel 2008 con Jackson Libri. La più recente che ancora scotta del caldo sole di luglio 2009 nella versione giallo Mondadori. Interessanti le copertine, 4 come i 4 cantanti dei Beatles. Raccontaci qualcosa in più di questa tua prima creatura!
v Nonostante l'aspetto da giallo tradizionale, è molto altro. E' un romanzo su come le parole ingannano, nella vita come nell'intreccio di un thriller. Non a caso, il protagonista è un semiologo.
v Passiamo a Mondoserpente, ventimila copie vendute. Il secondo lavoro: quali difficoltà e invece quali vantaggi si incontrano nel lavorare ad un secondo libro dopo la buona riuscita del primogenito?
v Il vantaggio è quello di aver creato una base di lettori che ti seguono. La difficoltà è venuta dal fatto che non ho voluto ripetermi. Con "mondoserpente" ho creato un libro spiazzante, il che è di solito poco gradito sia agli editori che ai lettori, ma la cosa non è stata e non sarà mai una mia preoccupazione. Come dimostrano i romanzi successivi.
v Perché hai scelto questo particolare titolo, Mondoserpente? Cosa riassume?
v Si capisce dalla copertina. Il circolo chiuso nel quale noi ci dibattiamo inutilmente. La ciclicità, la serialità, l’illusione di poter evadere da un mondo preordinato.
v Leggendo Aiutami, il terzo romanzo, entriamo e sentiamo in prima persona tutto il tuo amore per gli animali e la graffiante denuncia alle violenze che l'uomo perpetua nei loro confronti. In che modo vivi giorno per giorno -come dimostra la continua opera di sensibilizzazione attraverso i canali mediatici-- il tuo tempo in Aiuto agli animali?
v Ogni giorno lo vivo con sofferenza, mi basta pensare che ogni giorno solo in Italia vengono ammazzati due milioni di animali, che considero, uno per uno, dei miei amici. Ma non mollo mai, ogni giorno faccio qualcosa per loro o muovo gli altri a fare qualcosa per loro.
v Raccontaci il tuo amore per gli animali
v Nasce da un’empatia da sin da piccolo ha avuto con loro. Empatia che non ho ancora trovato con gli esseri umani. E uno dei motivi è che gli umani sono la vera causa di tutte le loro sofferenze. A cominciare dal fatto che la gente dice di amarli mentre mangia un panino al prosciutto. E senza sentirsi tutto il ridicolo di questa affermazione.
v Anche se è una goccia nel mare ma comunque un primo importante passo, quanto conta la presa di coscienza del lettore alla richiesta di Aiuto da parte degli animali?
v E' fondamentale. Il romanzo è stato scritto per coloro che sentono di amare gli animali ma non fanno nulla per loro. Dev'essere un stimolo ad agire.
v Raccontaci qualche episodio particolare e quanti amici a 4 zampe condividono il tuo stesso tetto!
v Con me vive una coniglietta ariete di nome Ciccina. La sera, quando sto per andare a letto, le dico se andiamo a nanna. Lei mi guarda, poi parte e va sul letto ad aspettarmi. Più particolare di così!
v All'interno della tua produzione qual è il libro a cui tieni di più
v Da un punto di vista affettivo, “Let it be”. Sotto l’aspetto letterario, “mondoserpente”. Per l’impegno a difesa dei diritti dagli animali, vado orgoglioso di “Aiutami”.
v Attualmente a cosa stai lavorando?
v Al mio quinto romanzo, “Il chirurgo rosso”, ambientato a cavallo tra il 1976 e il 1977. E’ la storia di un covo di terroristi neri nella rossa Emilia, ma allo stesso tempo ricostruisce uno dei periodi più bui della storia d’Italia. Credo uscirà verso la fine del 2011.
v I tuoi progetti per il futuro?
v A febbraio uscirà invece il mio quarto romanzo, “Italian Sharia” (Perdisa). Un storia ispirata all’omicidio della ragazzina pachistana Hina, uccisa perché non ritenuta una buona musulmana. Per cui un romanzo in difesa dei diritti delle donne e delle violenze che subiscono in nome della religione. Al tempo stesso è però uno spaccato di come viene vissuto e gestito il problema dell’immigrazione in Italia sia da parte dei singoli che da parte delle autorità.
v Nel Mondo di Paolo Grugni quale significato riveste la letteratura?
v Cito una frase di Budd Schulberg, Oscar nel 1955 per la sceneggiatura di “Fronte del porto”: “Uno scrittore è un testimone che deve saper denunciare i guasti del potere”. Riassume perfettamente il mio pensiero.
Grazie Paolo, è stato un piacere fare quattro passi nel tuo mondo insieme ai tuoi Amici a 4 zampe
E a ri-leggerci presto!
LuciaCucciolotti
SULLA STRADA di Jack Kerouac
Sulla strada della tormentata frenesia
Un viaggio intenso ed affascinante nella povertà di una vita di istinti primari ma ricca di ideali da conquistare: un lungo viaggio di sola andata, quello della Vita, descritto da Kerouac attraverso le parole di Sal Paradiso, giovane scrittore che sceglie di viaggiare e vivere al fianco del mitico Dean Moriarty.
Con il romanzo Sulla Strada edito per la prima volta nel 1957 Kerouac incide il suo testamento e benedice un cult, un modo di essere beat che alimenterà l’essenza di numerosi giovani americani: Dean, “un figlio occidentale del sole” incarnazione vivente del beat, si mette sulla strada, spinto dalla irrequieta e triste frenesia di andare alla ricerca del senso delle cose, alla conquista della Cosa che raggiungerà ascoltando il Jazz di Charlie Parker fin dentro il buco del mondo e il be-bop nella sfrenata notte di Chicago. E tale musica si ode perfino tra le righe quando Kerouac magistralmente va da un “ta-tap-tadir-rara… ta-tap-tadir-rara” fino a “ta-tap-ii-da-di-dira-rap!” nell’ultima notte di baldoria a Frisco di Sal e Dean.
Fra le scorribande, le notti di sesso rubato e di droghe fumate, le lunghe chiacchierate di inebriati e filosofici discorsi la tristezza emerge sempre quale fedele compagna di viaggio. Malgrado l’ansia di vivere di Dean e dei suoi compagni, di viaggiare, di andare oltre e cadere in eccessi con la droga, il sesso, le follie adrenaliniche alla guida delle formidabili auto americane ( la Plymouth, ad esempio, o la Cadillac), la musica alla radio, le notti imbevute di jazz e di chiacchiere, la malinconica tristezza risuona tra le pieghe dell’anima e come un sottile velo avvolge le cose, gli eventi, le persone, perfino il Lettore e la Vita stessa.
Il conforto all’ansia e alla triste noia viene dal paesaggio, pennellato meravigliosamente dalle libere descrizioni dell’Autore: e come Esploratori nel viaggio della Vita lungo la strada come Lettori assorbiamo e sentiamo sulla pelle il caldo o l’umido, le punture delle zanzare di Città del Messico, o i tramonti mozzafiato, i cieli stellati con stelle grandi come torce o macchiati di fitto inchiostro. La luna del Texas e altre meraviglie ancora …
La vita sulla strada come un continuo viaggio per tagliare con le certezze di un lavoro fisso, di una casa e di una famiglia; ma anche il viaggio alla ricerca della verità dentro se stessi e della propria identità: è la grande corsa di Dean che parte e ritorna da una ex moglie all’altra, con il divorzio in mano, capace di abbandonare i figli seminati altrove per seguire l’energia di questa inesorabile irrequietezza. Una frenesia che si consuma nell’atto stesso di vivere senza regole, con la speranza di potercela fare tra lavori di un giorno e digiuni forzati. Solo la benzina è la materia prima che permette di andare, senza fermarsi mai: “ «Sal dobbiamo andare – afferma Dean – e non fermarci mai finchè non arriviamo» «Per andare dove, amico?» «Non lo so, ma dobbiamo andare» (…) «Perché c’è sempre qualcosa di più, un po’ più in là … non finisce mai» ”.
Il viaggio sulla Strada è la storia di una Amicizia, quella fra Sal e Dean, che non morirà mai e di un ideale di vita: “Oh, amico! Amico! Amico! – si lamentava Dean – E questo non è nemmeno il principio … e adesso eccoci qua finalmente che stiamo andando verso l’Est, non siamo mai andati all’Est insieme, Sal, pensaci … e vedremo quel che fanno tutti quantunque non ce ne importi gran che, poiché la questione è che noi sappiamo cos’è quella COSA e abbiamo la nozione del TEMPO e sappiamo che tutto procede veramente BENE”.
Sta qui veramente l’essenza della felicità di cui Dean diventa l’incarnazione vivente, di una vita priva di preoccupazioni inutili, protesa solo in avanti, nell’andare sempre oltre. Ma a volte il viaggio termina e si deve tornare, dalla zia – come fa Sal, o da una ex moglie, come Dean.
Anche se il viaggio era finito, Sal Paradiso e Dean Moriarty una volta arrivati a New York, si strinsero le mani decidendo di rimanere amici per sempre. Era giunto il momento di andare ognuno per la propria strada e Dean a quell’epoca aveva quattro piccoli suoi e non un centesimo, e come sempre era pieno di guai e di estasi e di “verve”; mentre Sal, malgrado la sua “pellaccia da fannullone”era riuscito ad avere dei soldi con la pubblicazione del suo libro. Ognuno lungo il proprio “orribile percorso da compiere”.
Ma si sarebbero presto ritrovati insieme con il muso sferragliante della macchina puntato verso Sud per raggiungere finalmente quella Cosa. E ancora una volta raggiunta la mèta, a Città del Messico, Dean come un cadavere ambulante è pronto per tornare a New York e ricominciare tutto daccapo con le sue mogli e i suoi guai, abbandonando l’amico malato. Leggiamo ad alta voce e godiamoci questa bellissima e parimenti dolorosa conclusione del Viaggio: “«Povero Sal – afferma Dean -povero Sal, s’è ammalato. Stan si occuperà di te. Adesso sta a sentire se ce la fai, malato come sei: ho ottenuto quaggiù il divorzio da Camille e stanotte torno a New York da Inez se la macchina ce la fa» «Tutto daccapo?» gridai. «Tutto daccapo, vecchio amico. Devo tornare alla mia vita…» “Dodici ora dopo nella sofferenza febbrile riuscii finalmente a capire che se n’era andato. A quell’ora stava tornando indietro da solo guidando in mezzo a quelle montagne piene di banane, questa volta di notte. Quando migliorai mi resi conto che mascalzone fosse, ma poi dovetti immedesimarmi nelle impossibili complicazioni della sua vita, come fosse stato costretto ad abbandonarmi laggiù, ammalato … «Okay, vecchio Dean, non dirò nulla»”. Eccola qui la grande forza della loro Amicizia: non dire nulla né giudicare ma semplicemente perdonare nella piena accettazione dell’Altro.
In fondo a questa triste storia di vite intrecciate e abbandoni Dean ritornerà a New York dall’Amico Sal con 5000 km di viaggio in treno sulle spalle, solo per vederlo, nella triste accettazione della vita con la più amareggiata e la più filosofa delle mogli: in quella fredda sera d’inverno senza più nemmeno la forza di parlare, i due protagonisti si incontrano e più nessun discorso irrefrenabile riesce ad attaccare tra loro; nella mancata volontà di scombinare i piani di una serata per ricominciare tutto daccapo Sal dirà addio al vecchio Dean, con la certezza nel cuore che gli andrà tutto bene.
L’amicizia tra i due protagonisti descritta da Kerouac si rafforza tragicamente, benché fatta di assenze, abbandoni e di promesse non sempre mantenute e si risolverà idealmente nei loro cuori e tristi pensieri di commiato. Così pure l’Amore e la figura della Donna che ne emerge lascia l’amarezza di quale Vita si è vissuta: un Amore vissuto non nella piena e totale condivisione. Mentre Dean sogna l’Amore Assoluto e tenta e ritenta ancora di tenerlo vivo mettendo al mondo dei figli, nella superficialità di un sentimento creduto eterno quanto nell’essenza effimero. Il divorzio è il salvavita, è la meta da raggiungere per poter ritornare e ricominciare tutto daccapo, come via d’uscita da una ex moglie e porta d’ingresso alla nuova moglie da sposare, perché già di nuovo incinta. Sempre la stessa strada da seguire, andare e ritornare per abbandonare e ripartire e pur sempre ricominciare. Senza tregua.
Sal invece sceglie di provare con la nuova ennesima ragazza, compagna di una notte o di un pezzo di vita sulla strada, non solo la sottomissione al sesso sfrenato ma la via del dialogo e della comunicazione circa la vita, i sogni e le illusioni: “non discorsi di corteggiamento, ma una buona chiacchierata come si deve a proposito dell’anima, poiché la vita è sacra e ogni momento è prezioso”. Come quando Sal tenta di spiegare a Rita Bettencourt, a Denver, quanto era ansioso di vivere e le cose che avrebbero potuto fare insieme mentre la risposta annoiata che giunge da parte di lei alla solita domanda di Sal “Che cosa pretendi dalla vita?” è “Non so - servo ai tavoli e cerco di tirare avanti”. Ogni discorso si sgretola nel vuoto di ideali e mancati desideri delle donne che non sanno nemmeno se sono felici oppure no.
Un continuo viaggiare, partire, andare e pur sempre ritornare: dalla zia che rappresenta la certezza dei soldi e di un posto stabile; da una ex moglie o dall’altra, che per quanto abbandonata e delusa è sempre propensa ad accettare il rientro a casa. Fuggire, consumati dalla frenesia della ribellione e della libertà dai vincoli imposti dalla società e pur sempre tornare alle sicurezze e certezze di continuità sotto le stelle. Quanta felicità porta l’individualismo solipsistico di una “continua vita sulla strada”, tagliando i contatti con le basi della comunità e della società alla quale, per forza o per inerzia, sconfitti o vittoriosi pur sempre si ritorna.
Un continuo muoversi e andare, per eludere il peso della Morte come ultima destinazione del viaggio; e per ricercare soprattutto se stessi, la propria essenza nella vastità delle terre attraversate e fra la moltitudine delle persone viste e incontrate.
E alla fine di ogni viaggio, interiore, d’avventura o biologico che sia una sola unica certezza resta chiara nella mente: di tutta quella massa di gente che sogna nell’immensità della strada che va, con le stelle al tramonto, “nessuno sa quel che succederà di nessun altro se non il desolato stillicidio del diventar vecchi”. Allora anche io, come Sal Paradiso, penso a Dean Moriarty.
Interpretato da Lucia Cucciolotti
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